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Blog di Michele Scolari

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Gerberto d’Aurillac

Le radici antiche e medievali dell’informatica e del digitale

Questo scritto si origina da un percorso didattico che ho svolto quest’anno durante le lezioni di storia con gli studenti del terzo anno del corso di informatica e telecomunicazioni. La scelta non non è stata dettata solamente da una mera ottemperanza alle indicazioni nazionali, ove, si legge nella sezione dedicata agli istituti tecnologici, è richiesto di «correlare la conoscenza storica generale agli sviluppi delle scienze, delle tecnologie e delle tecniche negli specifici campi professionali di riferimento». Assumendo come base metodologica le riflessioni epistemologiche emerse nei precedenti anni di insegnamento in merito alla necessità di raggiungere una dimensione “reticolare” della conoscenza, il percorso si è proposto di ascendere ad una prospettiva interdisciplinare che sottraesse la storia al suo isolamento fittizio e la restituisse al confronto con saperi e linguaggi diversi, nello specifico attinenti alla disciplina d’indirizzo del corso. Continua a leggere “Le radici antiche e medievali dell’informatica e del digitale”

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La scienza araba a Cremona e la biblioteca perduta di S. Lucia

CopistaAperturaUno dei più grandi traduttori dall’arabo del Medioevo (fulgido emblema del dialogo tra culture), una ricca biblioteca perduta di traduzioni di opere scientifiche arabe redatte su carta di panno e una chiesetta romanica alle porte di Cremona: da questi pochi elementi si origina la storia di uno dei centri culturali più importanti (oggi scomparso) che abbia avuto Cremona nel Medioevo. Il fisico Gerardo da Cremona, “cervello emigrato” in Spagna a Toledo, fu il più grande traduttore dall’arabo del XII secolo dopo Costantino l’Africano. Alla sua morte, la sua biblioteca di oltre settanta traduzioni di opere scientifiche arabe venne trasferita a Cremona nella sagrestia della piccola chiesa di S. Lucia, dove in seguito è possibile si sia radicata anche la tradizione della grande scuola toletana dei traduttori dall’arabo. Il tempo ha purtroppo smembrato lentamente la raccolta dei testi (oggi dispersi in varie biblioteche ed archivi, italiani ed europei) ma essa rappresentò un dei primi ingressi della cultura e della scienza islamica nell’Italia settentrionale, costituendo per alcuni secoli un punto di riferimento di vitale importanza per numerosi studiosi, tra cui Adamo da Cremona, Urso da Lodi (allievo di Adamo) e Giambonino da Cremona; e sulla traduzione gerardiana dell’Almagesto studiarono nientemeno che Gerardo Mercatore e Niccolò Copernico.

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