Ho aperto questo blog oltre tre anni fa. L’idea era quella di farne un contenitore per raccogliere riflessioni e  studi che pubblicavo su giornali e riviste, inclusa l’anteprima di una monografia in corso d’opera su letteratura e scienza nella narrativa di Italo Calvino. Ma siccome un contenitore ha bisogno di un’etichetta, per quanto epigrammatica e mai troppo vincolante se il contenuto è organico, ho deciso di aggiungere anche qualche dato biografico.

Sulla mia vita fin qui non c’è molto da dire. All’asilo volevo mettere i mocassini d’estate: i risultati si vedono adesso. Al biennio del liceo la professoressa di letteratura italiana e latina diceva che non ero adatto alle materie umanistiche; alla fine mi sono laureato con Lode in Lettere a Bologna (vecchio ordinamento), conseguendo poi l’abilitazione nazionale all’insegnamento e il ruolo con l’ultimo concorso a cattedra (infilandoci anche l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti). Ora insegno, scrivo saggi e collaboro con testate giornalistiche locali.

Sto bene con le donne alla mano, non chiassose, dolci ma non mielose, vivaci, intraprendenti, spericolate, fini ma non appariscenti e, soprattutto, trasparenti.

Nella mia vita extra lavorativa gioco a basket e suono la batteria, ma dove il mio cuore pulsa davvero è sulle Alpi, dove vado da quando sono piccolo: prima sulle spalle di mio papà, poi sempre più in alto, con piccozze corda e ramponi o sopra gli sci; quando mi chiedono “chi te lo fa fare?”, penso al vento che scuote le cime dei pini, all’aria gelida nei polmoni sul fondo dei canali gelati, ai gioco di riflessi nel ghiaccio dei crepacci, allo spettacolo delle aurore ancora spolverate di stelle, alla sensazione inspiegabile di stare in vetta a un dito dal cielo con il mondo di sotto, e mi limito a rispondere quel che una volta rispose Reinhold Messner: «Il fascino delle montagne è che sono grandi, belle, pericolose».

 

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