La panoramica dell'Ipogeo
La panoramica dell’Ipogeo

Discesa nella camera di sepoltura costruita nel XVII secolo dai monaci di San Gaetano Thiene al tempo della Peste Nera

E’ ben conosciuto dai cremonesi lo splendido complesso di S. Abbondio, celato nel gomitolo di stradine tra Viale Trento Trieste e Piazza Lodi. Meno conosciuta è invece l’esistenza, sotto il pavimento della Santuario Lauretano accanto alla chiesa, di un meraviglioso ipogeo risalente al XVII secolo, ubicato a sei metri di profondità e luogo di sepoltura dei membri della comunità religiosa dei Teatini (subentrati agli Umiliati, soppressi da Pio V nel 1579), utilizzato sino al XVIII secolo. La struttura è posta sotto il Santuario Lauretano (contenente tutt’oggi la preziosa statua della Madonna Nera oggetto di venerazione e trasportata ivi dalla Cattedrale nel 1625 dopo che la Vergine Lauretana era stata proclamata protettrice di Cremona al tempo della Peste) eretto per volontà del Conte Giovanni Pietro Ala nel 1624 su esatta copia della Santa Casa di Loreto ed accostato al fianco sud dell’antica chiesa, sul terreno di un precedente cimitero (compreso tra le attuali via Amati e via Gatti). L’accesso al sotterraneo si trova nell’ala occidentale della “Santa Casa”: dal centro del pavimento scende una una ripida e breve scala in cotto al termine della quale, oltrepassato un basso arco di pietra, si accede alle profondità ctonie dell’ipogeo, orientato secondo la medesima direttiva della chiesa (est-ovest), mentre, diversamente dal Santuario e dalla chiesa, l’ingresso guarda ad occidente.

Un costolone della volta con tempera raffigurante Anime Purganti e, sopra, il Bacio di Giuda
Un costolone della volta con tempera raffigurante Anime Purganti e, sopra, il Bacio di Giuda
Un'immagine funerea nello spazio tra due costoloni
Un’immagine funerea nello spazio tra due costoloni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al baluginante chiarore delle torce ci si ritrova alla confluenza di tre corridoi. Quello centrale conduce alla camera principale, sormontata da una volta a botte, magistralmente decorata con colori perfettamente conservati, ancor oggi vividi e brillanti. Le pitture non sono realizzate a fresco ma tempera e rappresentano scene della Passione di Cristo, tra cui si distinguono La Preghiera nell’Orto, il Bacio di Giuda e la Flagellazione alla Colonna. Inframezzate a queste si notano altre immagini di Anime Purganti, raffigurate tra le fiamme del Purgatorio rivolte al cielo con le braccia alzate e sorvolate da

Un angelo in volo sopra le Anime Purganti
Un angelo in volo sopra le Anime Purganti

angeli fluttuanti nell’atto di condurle verso il cielo: sicché l’insieme delle rappresentazioni segue un andamento ascensionale addolcito dalla curva della volta, conferendo alla camera un lento movimento che ricalca quello dell’anima dopo il trapasso. Seppure la qualità delle immagini risulti piuttosto semplice dal punto di vista artistico, è senza dubbio di grande impatto visivo. La sensazione mistica e religiosa che pervade gli umori del visitatore è immediata, ed accentuata dall’immagine di simboli funerari alternati agli angeli in volo: negli interstizi tra i costoloni della volta campeggiano immagini di ossa, teschi o scheletri, che costituiscono motivi decorativi strettamente associati al tema delle Anime Purganti. Gli autori di queste decorazioni furono con tutta probabilità due pittori Teatini che erano presenti a Cremona e che vennero verosimilmente impiegati per le tempere.

Un particolare dei letti funebri della camera centrale
Un particolare dei letti funebri della camera centrale

La camera è circondata alle pareti da due file sovrapposte di letti funerari, sopra i quali venivano deposti i Teatini defunti, senza una bara o una cassa ma semplicemente vestiti con l’abito talare. Per evitare gli inconvenienti della decomposizione venivano coperti con calce viva. Ogni letto è dotato di un rialzo per il capo del defunto e di un foro di scolo utile a raccogliere i liquidi della decomposizione convogliandoli ai lati della camera. Quando poi dopo molto tempo, i resti si erano completamente disfatti, venivano raccolti e, attraverso il foro quadrato al centro dell’ipogeo, collocati nell’ossario che si estende sotto il pavimento. Alcuni resti composti da ossa e teschi sono tutt’ora esposti sui due dei letti superiori addossati alla parete di fondo assieme ad un brandello della stoffa che utilizzavano i Teatini per il saio, amplificando l’aura sacrale e sepolcrale dell’ipogeo. L’alto numero dei letti è riconducibile alla grande epidemia di Peste Nera che infuriò nella prima metà del XVII secolo (quella, per intendersi, descritta da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi) pochi anni dopo la costruzione della struttura.

Resti ossei sulla parete di fondo
Resti ossei sulla parete di fondo
Uno dei due corridoi laterali, con altri letti funebri
Uno dei due corridoi laterali, con altri letti funebri

 

 

 

 

 

 

Dalla confluenza iniziale oltre l’arco di pietra della scala di accesso di dipartono poi altri due stretti corridoi che corrono seguendo i lati della camera centrale a partire dall’incrocio alla base della scala di accesso, con anch’essi a lato due file sovrapposte di letti funerari. Originariamente seguendo i corridoi era possibile compiere il periplo della camera, poi la sezione del tunnel che seguiva il lato di fondo venne interrotta. Eretto dai Teatini negli anni ‘30 del XVII secolo, al tempo della grande Peste, l’ipogeo fu mantenuto in funzione sino al 1788, quando l’intero complesso venne affidato ai Minimi.

IL COMPLESSO DI S. ABBONDIO

Esterno del complesso di Sant’Abbondio
Esterno del complesso di Sant’Abbondio

La costruzione dell’ipogeo risale ai primi 30 anni del XVII secolo ma il complesso di S. Abbondio è assai più antico. Secondo quanto tramandato dallo storico cremonese Pellegrino Merula (vissuto nel XVII secolo) qui esisteva già nel X secolo una chiesa con relativo monastero eretti entrambi dai monaci Benedettini. Seppure nessuna prova documentaria venga a confermare questa notizia, da un atto notarile coevo si può invece apprendere che già nel 1165 nell’area era collocata una istituzione caritatevole, un “ospizio per pellegrini” posto nei pressi della chiesa di S. Gabriele la cui erezione era stata resa possibile da una donazione effettuata nel 1161 da parte del vescovo Oberto.

E’ però con gli Umiliati che, verso la metà del Duecento, nel luogo si trova un vero edificio sacro. Gli Umiliati erano un movimento religioso di stampo pauperistico sorto principalmente tra i lavoratori della lana in varie città lombarde e divenuto, per approvazione papale del 1201, un vero e proprio ordine religioso anche se pur sempre dedito alla tessitura ed al commercio della lana. A Cremona erano all’epoca presenti due comunità (una maschile ed una femminile) dedite appunto alla filatura e cardatura della lana, mentre si sa che alcuni frati assunsero varie cariche di prestigio all’interno dell’amministrazione comunale, specialmente nel settore economico-tributario. Nel XIV secolo la comunità femminile non è più citata anche se la residenza degli Umiliati di Cremona vede crescere in questo secolo ed in quello successivo la sua importanza, specialmente dal punto di vista economico grazie alle numerose e munifiche donazioni testamentarie.

Il Chiostro Bramantesco antistante la chiesa di Sant'Abbondio a Cremona
Il Chiostro Bramantesco antistante la chiesa di Sant’Abbondio a Cremona

Certamente si colloca nel XV secolo la più importante figura di religioso che abitò in questa prestigiosa residenza degli Umiliati: Gerolamo Landriani, il quale, diventato nel 1479 vicario generale dell’ordine e poi dal 1486 al 1525, anno della sua morte, preposito generale, decise la costruzione del nuovo chiostro terminato probabilmente nel 1511; nel lato ovest di questo trovò così inserimento il suo appartamento, una vera e propria residenza patrizia, con stanze riccamente decorate ad affresco e contrassegnate dal suo stemma e dal suo motto “Gott weis wen” (Dio sa quando). Fu proprio però questo sfarzo eccessivo uno dei principali motivi della decadenza dell’ordine, decadenza a cui la Chiesa cercò di sopperire con vari progetti di riforma tra cui trovò spazio anche la nomina, in qualità di “riformatore apostolico” degli Umiliati, di Carlo Borromeo, che il 5 giugno 1567 aprì proprio in S. Abbondio un burrascoso capitolo generale che imponeva nuove e severe regole spirituali: tutto ciò non riuscì comunque a impedire la soppressione dell’ordine decretata da papa Pio V nel 1571.

La Vergine Lauretana posta sopra l'imbocco di Vicolo Lauretano che conduce alla Santa Casa
La Vergine Lauretana posta sopra l’imbocco di Vicolo Lauretano che conduce alla Santa Casa

Mentre nella residenza rimanevano ospiti alcuni Umiliati in attesa di nuova sistemazione e ridotti ad un’esistenza di espedienti, nel 1577 papa Gregorio XIII assegnava la prepositura di S. Abbondio ai “Chierici Regolari” detti anche “Teatini”, ordine fondato da San Gaetano Thiene nel 1524 per contribuire alla riforma cattolica. E i Teatini giunsero in città nel 1579 ottenendo, poco dopo, alla morte del commendatario cardinal Bianchi, tutte le ricche rendite della prepositura. Con queste i Teatini completarono la decorazione della chiesa, che il 19 ottobre 1591 veniva solennemente consacrata dal vescovo Cesare Speciano, ingrandirono il convento, dotato di un secondo chiostro, di un nuovo refettorio, e costruirono un noviziato, ricavato inglobando la chiesa di S.Antonio e gli edifici annessi oltre al giardino, dove venne in seguito eretto l’oratorio del SS.Crocefisso. Sempre durante la conduzione religiosa dei Teatini, ma per espressa volontà del nobile giureconsulto cremonese Giovan Pietro Ala, appena tornato da un pellegrinaggio a Loreto, nacque l’idea nel 1624 di far erigere di fianco alla chiesa di S.Abbondio una copia esatta della “Santa Casa”, progetto subito realizzato, mentre al 1625 risale la decisione del Consiglio Generale di Cremona di porre la città sotto la protezione della Vergine Lauretana, protezione più volte invocata ed ottenuta già nel 1630 durante quella famosa e furiosa epidemia di peste e da cui scaturì la solenne incoronazione della Vergine del 1634. Nonostante lo stimolo di frequentazioni sicuramente dato a S. Abbondio per tutto il XVIII secolo dalla Santa Casa, che costituì il più importante luogo mariano cittadino, tra il 1788 e il 1789 la comunità dei Teatini veniva soppressa, mentre la chiesa e il monastero vennero affidati ai Minimi.

di Michele Scolari
pubblicato su Il Piccolo di Cremona, edizione di sabato 7 dicembre 2013

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