L'ingresso del rifugio
L’ingresso del rifugio

Che durante l’occupazione di Cremona durante la Seconda Guerra Mondiale, la Wermacht aveva stabilito il proprio quartier generale dentro Palazzo Trecchi è cosa risaputa. Pochi invece sanno della presenza sotto l’edificio di un rifugio antiaereo fortificato dal contingente tedesco a partire da un ipogeo preesistente.

Ad esplorare questo autentico gioiello di architettura militare dopo decenni di oblio, è stato il team di Cremonasotterranea, guidato dai fondatori Annibale Zanetti e Saba Rivaroli. L’associazione è tornata ad immergersi nelle profondità ctonie di una Cremona “in negativo” calcando la pavimentazione umida sul fondo sterrato di un altro dei misteriosi ipogei di cui è ricco il sottosuolo cittadino. Dopo l’adunata nella corte c’è giusto il tempo d’un caffè prima di metter mano alle torce, rimuovere la grata metallica ed oltrepassare l’ingresso del rifugio: una cupola di mattoni in cotto ricoperta sulla cresta da una colata di cemento armato e quasi interamente invasa dall’edera. Tra foglie, fili e qualche chiocciola ritardataria si accede immediatamente alla scala del cunicolo che, tra due stretti muri ed una volta a botte edificati interamente con mattoni di cotto, in una trentina di scalini discende nelle profondità ctonie del bunker.

Al baluginante

Il cunicolo che scende dal giardino
Il cunicolo che scende dal giardino

chiarore delle torce si svela una struttura spaziosa e ben conservata, suddivisa in due camere circolari di circa 5 metri d’altezza per 4 metri di diametro: due vani composti da pareti in mattoni, sormontati ciascuno da una cupola dodecagonale in cemento armato con bocchetta di sfiato al vertice e collegati da un breve corridoio di circa un metro. Sulle pareti dei cunicoli e delle camere, quasi ad altezza d’uomo, una fila di chiodi con isolamento a ceramica testimonia la presenza passata di un filo per l’elettricità. Nella seconda camera un misterioso quanto rovinato secondo cunicolo di risalita, simmetrico ed affine al primo ma invaso dai calcinacci e bloccato alla sommità da una lastra di metallo, collega la struttura ipogea al Palazzo sbucando sotto l’edificio più meridionale dell’ala orientale (pare in corrispondenza del corridoio).

Una struttura solida e composita che, accanto alla

Lo sfiato del camino nel giardino
Lo sfiato del camino nel giardino

soddisfazione, lascia anche parecchie incognite. A cominciare da quelle riguardanti l’architettura generale del bunker, che alterna parti in mattoni di cotto (le pareti delle camere e i cunicoli) a parti in cemento armato (le cupole delle camere e la colata sulla cupola d’ingresso del giardino). Curiose sono anche le particolari scanalature ricavate nei mattoni sugli stipiti degli ingressi alle camere sotterranee, sul medesimo stile di quelle (ben più grandi) ricavate negli stipiti dell’antica Porta Mosa, al Bastione Caracena. E il rifugio si trova in un’area che

Il camino sotto una delle cupole fortificate
Il camino sotto una delle cupole fortificate

che solo dal 1857 in poi è divenuta di proprietà dei Trecchi, acquistata in quell’anno dal marchese Alessandro. Prima di quella data sul terreno (dove sbuca il secondo cunicolo) sorgeva una palazzina di proprietà (assieme al giardino) dell’antichissima famiglia Malossi (che alcune cronache vogliono originaria del Borgo di Soresina e stabilita verso la fine del sec. XVI a Cremona, ascritta alla nobiltà cittadina, mentre altri la identificano come una variante dei De’ Molossi di Casalmaggiore). La palazzina venne demolita dopo l’acquisto da parte dei Trecchi, per far posto al restyling del palazzo su progetto dall’architetto Brilli. Ma l’ipogeo venne “risparmiato”.

La seconda camera con il cunicolo che sbuca sotto il palazzo
La seconda camera con il cunicolo che sbuca sotto il palazzo

E’ dunque verosimile che la struttura originaria fosse una sorta di ghiacciaia, con la quale i Malossi avevano attrezzato la loro residenza cittadina (nella quale, a detta di alcuni storici, non trascorrevano molto tempo), mantenuta in seguito dai Trecchi. Al tempo della guerra, i tedeschi devono con tutta probabilità essersi limitati a fortificare i punti “deboli” con strutture in cemento armato, ovviamente più adatte a reggere l’impatto con eventuali bombe sganciate dagli cacciabombardieri Alleati rispetto ai “fragili” mattoni in cotto legati da calce (che dovevano costituire il materiale originario delle due cupole).

Prima verosimilmente ghiacciaia, poi rifugio antiaereo nel corso della seconda guerra mondiale, l’ipogeo rimane a testimoniare la presenza nel palazzo delle truppe regolari tedesche, quando le sale dei Trecchi ospitavano il comando del distaccamento cremonese (scelto forse per lo stile neogotico dell’edificio, preferito dall’eccentrico marchese Alessandro allo stile neoclassico previsto in un precedente progetto). Dopo essere stato occupato nel 1943 per un breve periodo come sede delle S.S. germaniche infatti, il palazzo divenne Platz-kommandatur cremonese della Wehrmacht, prima agli ordini del tenente colonnello Zommerhof e successivamente del tenente colonnello Jaeger.

di Michele Scolari

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